Cicatrici, punto saldo della disfunzione somatica

Osteopatia e problematiche viscerali

Cadute, tagli, ustioni, malattie o interventi chirurgici possono causare la comparsa di cicatrici;

Spesso quando si tocca l’argomento durante le visite, almeno che non si tratti di cicatrici molto importanti sia dal punto di vista funzionale che psicologico, noto che nessuno le tiene seriamente in considerazione.

Ma prima di capire come la cicatrice può impattare sullo stato di salute e come mai non ci si deve dimenticar di loro, procediamo con una classificazione.

Cosa sono le cicatrici?

La cicatrice, come ben sappiamo, è il risultato della guarigione da una ferita.

In seguito ad un evento traumatico o patologico, con conseguente lesione del tessuto connettivo, il corpo mette in moto una serie di meccanismi fisiologici in grado di riparare il danno.

Sebbene nella maggior parte delle ferite riportate nella quotidianità si verifica una completa guarigione può succedere, quando la lesione è a carico degli strati tissutali profondi, che si formi una cicatrice visibile e duratura nel tempo.

Come avviene la cicatrizzazione?

Prima fase: infiammatoria.
In questo periodo di tempo, che può durare fino a 5 giorni, il corpo reagisce all’infezione difendendosi dall’attacco di germi e dagli organismi estranei.

Seconda fase: riparazione tissutale.
La proliferazione cellulare in grado di riparare i tessuti può durare dai 15 ai 30 giorni.
In questo lasso di tempo viene creato nuovo epitelio e i lembi della ferita si avvicinano fino a ricongiungersi del tutto.

Terza fase: maturazione.
In seguito alla “posa” di nuovo epitelio inizia ad addensarsi collagene ed elastina in modo tale da dare struttura alla nuova pelle. Questa fase si protrae dai 2 mesi ai 2-3 anni.

Tipologia

Le cicatrici non sono tutte uguali, a seconda di come si sviluppa il processo di cicatrizzazione potremo osservare:

Cicatrici normali: la nuova pelle liscia, più chiara o più scura (con assenza di peli e ghiandole sudoripare, caratteristica dovuta alla qualità del nuovo tessuto fibroso), corrisponde alla lesione.

Cicatrice atrofica: la riparazione non è ottimale per scarsa qualità e/o quantità del nuovo tessuto prodotto (spesso legata a problematiche sistemiche del paziente). In questi casi si potrebbe verificare la riapertura della ferita.

Cicatrice ipertrofica: il nuovo tessuto viene formato in grandi quantità, lasciando la cicatrice in rilievo e a volte dolente. Se in corrispondenza di articolazioni potrebbe limitarne la mobilità.

Cicatrice cheloidea: in caso di una guarigione non ottimale si può andare in contro a questo tipo di cicatrici. Il tessuto fibroso viene prodotto in grandi quantità, generando una cicatrice più grande rispetto alla lesione di partenza

Trattamenti

Nei primi giorni dalla lesione è importante evitare infezioni da parte di agenti patogeni esterni, quindi tenere ben disinfettata la ferita e, se necessario, seguire cura antibiotica (valutata e prescritta dal medico curante).

Una volta rimarginata la ferita non sottoporla a stress meccanici, evitare quindi tutti i movimenti in grado di mettere in tensione la stessa. Ridurre l’esposizione ai raggi solari per evitare cambiamenti di colorazione della cute e un rallentamento della guarigione.

Una volta che la ferita è guarita, si può iniziare ad applicare sulla nuova cicatrice delle creme idratanti in modo tale da rendere il tessuto più elastico ed evitare tensioni eccessive. Durante l’applicazione, se la situazione lo permette (evitare ad esempio se in presenza di cicatrici atrofiche), si possono effettuare dei piccoli auto-trattamenti come un leggero allungamento dei lembi in senso longitudinale e trasversale e delle circonduzioni sul punto centrale (tutte le manovre devono essere eseguite in sicurezza, senza percezione di dolore o tensione eccessiva)

Il ruolo dell’osteopatia nella cura delle cicatrici

Di frequente durante l’anamnesi il paziente parla delle cicatrici, soprattutto quelle datate, come un evento passato e ormai risolto; in questo caso ci aiuta la memoria tissutale a ricordare per noi. Nella pratica quotidiana ho avuto modo di osservare molteplici volte l’impatto che la cicatrice in fossa iliaca destra, risultante dell’intervento di appendicectomia, ha sulla postura influenzando la funzionalità lombare e dell’arto inferiore destro.

Quando la cicatrice è l’esito di una lesione profonda, che ha interessato quindi non solo la cute superficiale ma anche il sistema fasciale, muscolare e/o viscerale, avremo delle limitazioni alla mobilità delle strutture muscoloscheletriche e alla funzionalità del torrente circolatorio e linfatico presente in quella regione.

Inoltre, la pelle è l’organo di senso più esteso del nostro organismo (ha la stessa origine embrionale del sistema nervoso centrale), una lesione a suo carico compromette il corretto funzionamento dell’asse neurologico che dalla periferia porta l’informazione sensitiva al sistema nervoso centrale, generando dei segnali alterati in grado di modificare la funzionalità progressiva del tratto vertebrale corrispondente. In pratica, si potrebbero verificare delle modificazioni della tensione muscolare, della funzione circolatoria e secretiva e del sistema viscerale nei territori correlati al tratto cutaneo lesionato per via neurologica

L’intervento osteopatico, tramite il trattamento manuale del sistema fasciale, ha la funzione di diminuire ed eliminare le influenze negative che il danno tissutale ha sull’organismo in termini di spesa energetica di adattamento e di restrizione meccanica.
Trattare l’esito cicatriziale di una ferita significa, quindi, non solo lavorare sulle limitazioni meccaniche e sui deficit del sistema circolatorio/linfatico causate dalle aderenze sui piani fasciali profondi, ma anche ristabilire una corretta connessione con il sistema nervoso centrale interrotta al momento della lesione.

“Compito dell’osteopata è ricercare la salute, tutti sono capaci di trovare la malattia” A.T. Still

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Cicatrici, punto saldo della disfunzione somatica ultima modifica: 2020-10-08T12:54:53+02:00 da Jacopo Longo